Vita da Briganti

Vita da Briganti

tratto dal libro Il Cerreto delle Alpi di Giuseppe Giovanelli,

Capitolo VII

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Banditi e Briganti


Una letteratura facile e superficiale, basandosi su certe relazioni di funzionari estensi dei secoli XVI e XVII, tende ad attribuire il fenomeno del brigantaggio all’indole della popolazione. Al contrario, proprio la lettura attenta di quelle relazioni può condurre a ben altre cause, come la pressione fiscale cieca che tende a colpire e a impoverire queste popolazioni già disagiate dall’ambiente; come l’amministrazione della giustizia che,con i suoi riguardi alla “condizione” delle persone, diventa timorosa dei potenti e si sfoga sui deboli; come il pregiudizio del cittadino verso il montanaro e verso il pastore in particolare. Senza dire, poi, che la montagna, per sua stessa configurazione, diventa rifugio di quanti vengono “banditi” dalle città estensi o della Lunigiana, e ancor più se essa è attraversata da tante linee di confine come l’Alpe Cerretana.

Il primo motivo storicamente documentato della formazione del brigantaggio è dovuto alla forte presenza del commercio alimentato dalla “rotta del Golfo” e dal commercio Fiorentino. Un secondo motivo è la pratica frequentissima in quei tempi della condanna al “bando” di avversari politici o di persone, anche innocenti. Capitò allo stesso podestà Beccari del Cerreto di venire bandito dal governo di Parma. Molte volte per sopravvivenza il passaggio da “bandito” spesso persona onesta e buona a “brigante” diventava quanto mai facile, se non obbligatorio.

La podesteria del Cerreto è ricca di storie di briganti, certamente il bandito più famoso che si debba ricordare nella storia del Cerreto è Giacomo Antonio Bini, sopranominato il Moncigolo perché la sua famiglia proviene, benché da diverse generazioni, dalla omonima località della Garfagnana. Al Cerreto ha famiglia e abita in una bella casa.

la sua carriera di brigante ha inizio nel 1605, suo figlio Giovanni Battista è innamorato di una figlia di quelli della Betta e, il 13 luglio, tenta di baciarla, facendo violenza alla ragazza che lo rifiuta. il gesto verrà interpretato in maniera contrapposta; mentre i Bini diranno che il loro ragazzo voleva comprometterla per sposarla, per quelli della betta voleva disonorarla, per vendetta contro di loro, e per questo tenteranno di ucciderlo.

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il 30 ottobre dello stesso anno, il figlio del Moncigolo uccide per strada a Cerreto uno dei figli della Betta, Giovanni Pietro, freddandolo con un’archibugiata, da questo momento in poi si avvia una faida fra le famiglie dei Bini e di quelli della Betta, che porterà all’uccisione del figlio del Moncigolo, Giovanni Battista da parte di un certo Taddeo della Betta. L’oddio contro quelli della Betta cova sempre più feroce. nel 1611 il Moncigolo e il figlio Antonio in località le “Palanzane” massacrano diversi componenti della famiglia rivale. D’ora in poi per il Moncigolo inizierà una caccia spietata portata avanti dai vari podestà che si susseguono nella podesteria del Cerreto. Il Moncigolo controlla le strade e il valico taglieggiando i mercanti in transito. della banda fanno parte il figlio Domenico Bini che nel frattempo si è fatto religioso, e il nipote Giovanni Battista Gorri, col quale la notte del carnevale del 1613 sulla via di Varano ammazzano il podestà Buoni. L’uccisione di un ufficiale del Duca è delitto gravissimo, del quale si occupa in prima persona il Governatore di Reggio. A questo punto la fama è all’apogeo e tutti i più audaci deliti o furti vengono a lui attribuiti, li abbia o no commessi: omicidi, furti, rapine, estorsioni. Il Moncigolo protetto da tanta fama e da tanta omertà, scende in paese presso amici e famigliari, la gente trema al suo passaggio. Birri e podestà non hanno il coraggio di arrestarlo e preferiscono decisamente non incontrarlo.

In tutto questo sanguinoso succedersi di eventi, si forma in paese un “partito” dei briganti: amici e parenti. Sono i Capelli, dai quali provengono il bandito Scardazza, i Gorri, i Coli. Il declino del Moncigolo comincia con l’arrivo del podestà Gatti, il quale organizza una vera e propria azione militare per catturare e uccidere il brigante. Il Moncigolo forse anche sotto la spinta del figlio prete, e degli altri sacerdoti che frquenta, inizia a chiedere il perdono alle parti offese. Ormai è vecchio e gli anni pesano sul corpo e sulla coscienza. Egli vuole dimostrare come tanti delitti a lui attribuiti non siano suoi, e come sia sempre stata sua intenzione tornare a una vita normale. Nella primavera del 1621 inoltra al Duca formale richiesta di grazia, che però gli viene rifiutata. A questo rifiuto la banda reagisce con ulteriori asprezze, tanto che il Gatti ordina alle milizie di viaggiare sempre armati e di sparare a vista ai briganti. Quale forestiero si azzarderebbe mai a venire al Cerreto col rischio di essere ucciso a vista. La banda sempre più nervosa, commette qualche errore e incertezza. Il 18 Settembre lo Scardazza cade nelle mani della giustizia che gli imputa ben trentanove reati, tra cui l’omicidio e vari furti. Lo Scardazza va incontro alla pena capitale, verrà condannato a remare fino alla morte su di una nave.

Il Moncigolo fugge immediatamente nelle maremme di Piombino, da dove giunge presto la notizia che è gravemente malato, che lo porterà ben presto a morire lontano dal suo Cerreto confortato dalla moglie e dalla figlia. La banda non si ferma, viene capeggiata dal nipote del patriarca; Giovanni Battista Gorri, di lui più grezzo e sanguinario, e continuerà a scorazzare per le strade dell’Alpe fino al 1641, precisamente il 15 aprile, quando un drappello di birri circonda la locanda del Cerreto, la attacca a colpi di archibugi. Il Gorri muore colpito da una scarica di moschetteria. Il Duca prontamente informato, da ordine che si chiami da Reggio il “manigoldo” per compire la dovuta giustizia sul cadavere del brigante, cioè lo squartamento e l’affisione dei poveri resti nella piazza del Cerreto. I briganti continuarono ancora a lungo ad infestare la montagna, nonostante grida, bargelli, forche e squartamenti e simili forme di giustizia. Non era quella che i poveri Cerretani aspettavano dal Duca.

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