Il Real Bosco di Cerreto

Programma escursioni giornaliere

Nel Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano

“Il Real Bosco di Cerreto”

fra carbonaie, torbiere, e laghi.

lago-pranda.jpgUn po’ di storia di Cerreto Alpi, e del Real Bosco che andremo a visitare. Cerreto Alpi, luogo antichissimo, se ne ha notizie fin dal 835, quando la Regina Cunegonda dona al monastero di S. Alessandro di Parma “Curte in loco nominatur Cereto”. Successivamente un solenne documento del 11 giugno del 948, detta corte era concessa dal Re Lotario al conte Maginfredo suo fedele. Il Cerreto appartenne fino al secolo XI al conte Maginfredo. Successivamente il dominio passa ai conti Vallisneri che vi rimasero dal XII al XV secolo. Con la stesura dello statuto di Vallisnera che ha data 1207, si accerta che i Vallisneri avevano realmente dizione feudale sul territorio di Cerreto; fra i vari territori che si univano e che giurarono fedeltà e rispetto ai Vallisneri possiamo trovare “Ziliolo dal Cereto” in rappresentanza di “casti cerreti alpium” e dei territori posseduti. Quindi dal XIII secolo in poi i documenti parlano del Real Bosco di Cerreto, come di una proprietà in uso comune, non spettante cioè alla proprietà di nessuna persona neanche al comune in quanto che non sono estimati: tale uso era soggetto a consuetudini speciali chi voleva trarre utile prolungato, doveva “passare” ai vicini, cioè agli abitanti della “villa”, un certo compenso, per boschi e pascoli, e salde. Questo Bosco ha visto passare la storia e per X secoli è stato usato, sfruttato ma anche rispettato e protetto, centinaia di famiglie Cerretane che per vivere facevano: i boscaioli, i carbonai, i pastori, i vetturini hanno potuto sfamare loro i loro figli.

Oggi un progetto del Parco Nazionale prevede di valorizzare quest’area come Parco Tematico dei Laghi Cerretani.

Il Sentiero dei Carbonai

autunno-20052-014.jpgSi parte da Cerreto Alpi ad una altitudine di circa 950mt, si imbocca una mulattiera che collega l’abitato con il Real bosco di Cerreto, appena usciti dal paese il sentiero sale di quota, si percorre un tratto di bosco alternato a campi coltivati, giunti in località “Orsarecce” nome dovuto all’antica presenza di orsi, il bosco diventa esclusivamente di faggi, qui troviamo la prima “piazza da Carbonaia”, la mulattiera prosegue uscendo dal bosco attraversando una radura di mirtilli, si risale il fianco della montagna fino alla “Pianaccia” una radura in altopiano a quota 1100mt, e attraversiamo la seconda “piazza da Carbonaia”, si può ammirare davanti a Noi il massiccio che comprende il monte Casarola, e l’Alpe di Succiso (2016mt), l’anfiteatro glaciale denominato “Pradacci” dove nasce il fiume Secchia, a destra la valle del omonimo fiume che attraversa gli “Schiocchi” per scendere a valle verso la pianura, dalla quale possiamo vedere emergere la “Pietra di Bismantova”.

Si prosegue per una carraia all’interno del bosco, fino a giungere in località “Serravecchia” alla terza “Carbonaia”, qui il sentiero imbocca un antica mulattiera, che costeggiando il Canale Cerretano giunge a “Prato Pranda” (1250mt.).

Eccoci arrivati in uno dei più bei luoghi dell’intero Appennino Reggiano, un sistema lacustre in altura che comprende quattro laghi e diverse “Torbiere”. La Nostra escursione proseguirà percorrendo il sentiero che collega il lago “Pranda”, un lago di origini artificiali ricavato dallo sbarramento del canale Cerretano, per poi visitare le rive del lago “Scuro” di origine glaciale, poi il lago delle “Gore”, il più selvaggio di tutti, potremo conoscere un ambiente protetto che rientra nel territorio del Parco nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, dove i carbonai di Cerreto hanno per centinaia di anni lavorato e vissuto nel bosco, per preparare le carbonaie e cotto il faggio ricavandone il carbone. Una proprietà comune denominata Real bosco di Cerreto, gestito da sempre come bene di Uso Civico, dagli abitanti di Cerreto Alpi.

Torbiere del Real Bosco

torbiera_4.jpgLe torbiere derivano di regola da laghi che si sono colmati, nell’arco di secoli o millenni, a causa del graduale deposito di torba. La torba è un materiale che si origina dall’accumulo progressivo delle parti morte dei vegetali che crescono nella torbiera, le quali non possono essere completamente decomposte perché nel terreno fradicio la carenza di ossigeno impedisce i processi di ossidazione.

I resti vegetali si trasformano quindi solo parzialmente, diventano torba, e si accumulano sul fondo, facendo progressivamente diminuire la profondità del bacino. In tal modo le piante delle rive si possono spingere più all’interno, riducendo la superficie dello specchio d’acqua fino a farlo scomparire del tutto.

Le torbiere possono essere classificate dal punto di vista strutturale e vegetazionale in tre categorie: torbiere basse o piane, alte e di transizione. Le torbiere basse sono le meno rare; hanno una forma più o meno piatta, coincidente con la configurazione del terreno.

Si presentano come praterie con erba bassa e suolo parzialmente allagato; spesso ospitano raccolte d’acqua più o meno estese e profonde, che rappresentano le vestigia del bacino lacustre dal quale si sono originate. Talvolta si evolvono in torbiere alte, passando attraverso uno stadio intermedio chiamato appunto torbiera di transizione.

La torbiera alta di regola rappresenta il risultato dell’evoluzione di una torbiera bassa: questo processo richiede particolari condizioni climatiche, dura migliaia di anni e passa attraverso la formazione della cosiddetta torbiera intermedia, o di transizione, che presenta caratteristiche morfologiche, del suolo e vegetazionali intermedie rispetto ai due tipi principali.

La torbiera alta si differenzia da quella bassa, oltre che per la morfologia esterna, anche per quanto riguarda l’equilibrio idrico, le caratteristiche chimiche del suolo e di conseguenza per il tipo di vegetazione presente.

La vegetazione della torbiera alta è di solito ben riconoscibile per la presenza di cumuli di sfagni (particolari muschi di torbiera) intervallati a depressioni più o meno profonde. Tali cumuli si formano a causa delle particolari modalità di crescita dello sfagno: la parte apicale possiede un accrescimento continuo mentre la parte basale muore e rimane indecomposta a causa della costante presenza di acqua.

Questo materiale indecomposto non può ovviamente essere utilizzato come fonte di nutrimento per la parte vivente degli sfagni. Essendo rilevati rispetto al piano della torbiera i cumuli di sfagni possono assorbire acqua e nutrimento solo attraverso la pioggia; conseguentemente il microambiente in cui vivono è estremamente povero di sostanze minerali.

I processi metabolici degli sfagni sono accompagnati dall’espulsione di acidi e per tale motivo la torbiera alta presenta sempre un elevato grado di acidità.

Piante

Le torbiere basse presentano in genere una vegetazione rigogliosa poiché il loro suolo è discretamente ricco di sostanze nutritive; il tipo di piante che vi crescono dipende dal grado di idratazione del terreno e dal chimismo delle acque, quindi dalla natura delle rocce della zona.

Sui terreni calcarei, le porzioni di torbiera dove vi è un abbondante ristagno d’acqua sono di regola occupate dalle associazioni vegetali delle grandi carici, soprattutto dalla Carex rostrata, tra i cui cespi crescono sovente il trifoglio fibrino (Menyanthes trifoliata) e i pennacchi a foglie larghe (Eriophorum latifolium).

Nelle porzioni più “asciutte” possono svilupparsi varie comunità vegetali, la più diffusa delle quali è il cariceto a Carex davalliana, dove si rinvengono spesso anche Parnassia palustris e Primula farinosa.

Anche sui suoli silicei, poveri o privi di calcare, le aree inondate sono spesso ricoperte dai vistosi cespi della Carex rostrata, ma i settori non sommersi il più delle volte sono occupati dai cariceti a C. fusca; in questi ultimi sono presenti di frequente C. nigra, Juncus filiformis, i pennacchi (Eriophorum angustifolium e E. scheuchzeri), Pinguicola vulgaris e Tricophorum alpinum.

Nelle torbiere di transizione, oltre a varie specie di sfagni, sono presenti alcune piante caratteristiche tra cui Rhincospora alba, Carex limosa, Drosera intermedia e il giuncastrello delle torbiere (Scheuchzeria palustris).

Nelle torbiere alte vivono vari tipi di sfagni, tutte molto simili tra loro; la specie più comune è Sphagnum magellanicum, che spesso si accompagna a S. fuscum e S. rubellum.

I cumuli da essi formati costituiscono un ambiente “estremo”, colonizzabile solo poche piante molto specializzate, come l’andromeda (Andromeda polifolia), la drosera (Drosera rotundifolia), il mirtillo minore (Vaccinium microcarpum), la carice a pochi fiori (Carex pauciflora) e il tricoforo cespuglioso (Trichophorum caespitosum).

Sui cumuli meno umidi la situazione di inaridimento è segnalata dalla crescita di alcuni arbusti nani, quali il mirtillo blu (Vaccinium uliginosum) e il brugo (Calluna vulgaris).

Nelle depressioni costantemente umide che si alternano ai cumuli di sfagni crescono sovente Rhynchospora alba, Carex limosa, Lycopodiella inundata e Eriophorum vaginatum.

Gli Abitanti degli AMBIENTI UMIDI:

  • Lupo
  • Cervo
  • Cinghiale
  • Lepre
  • Puzzola
  • Lontra

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Anfibi

Le torbiere sono ambienti di grande importanza per gli anfibi, in quanto alcune specie, provenendo dagli ambienti circostanti, in primavera depongono le uova nelle raccolte d’acqua.

A questo scopo vengono utilizzate sia le pozze più profonde, sia le pozzanghere che si formano al disgelo tra la vegetazione erbacea.

Dalle uova si sviluppano piccole larve, che restano nell’acqua varie settimane, fino al compimento della metamorfosi.

Invertebrati

Le torbiere sono ambienti particolarmente interessanti per quanto riguarda gli animali invertebrati, che le popolano con una grande varietà di specie.

La presenza dell’acqua stagnante richiama infatti numerose specie che presentano, nel loro ciclo vitale, una fase larvale acquatica oppure che trascorrono l’intera vita in acqua.

La microfauna delle torbiere comprende anche specie diffuse in altri ambienti ricchi d’acqua, e quindi non particolarmente rare, ma annovera soprattutto molte entità esclusive di questo habitat, quindi poco diffuse e infrequenti.

Pesci

Le raccolte d’acqua delle torbiere hanno sempre estensione e profondità ridotte e quindi un limitato volume d’acqua. Per questo motivo possono essere paragonate, dal punto di vista dell’ecosistema, a piccoli stagni.

Le torbiere con raccolte d’acqua di una certa consistenza possono ospitare alcune specie di pesci, ma la carenza di ossigeno limita fortemente le possibilità di sopravvivenza.

La composizione dell’ittiofauna è sempre poco articolata e sostanzialmente analoga a quella degli stagni.

Rettili

I rettili di norma preferiscono gli ambienti caldi ed assolati, tuttavia qualche specie è legata ad habitat di altro tipo, come appunto le torbiere.

Questa predilezione è legata essenzialmente al fatto che le torbiere possono offrire risorse alimentari più abbondanti rispetto ad altri ambienti.

Oltre alla biscia dal collare, nelle torbiere vive spesso una piccola lucertola di grande interesse naturalistico, la lucertola vivipara.

Uccelli

Le torbiere di piccola estensione non riescono di norma ad ospitare specie di uccelli tipiche degli ambienti umidi. In quelle più estese si può invece insediare un’avifauna assai ricca, composta da specie molto interessanti, in quanto legate strettamente a questo tipo di ambiente.

Si tratta per lo più di uccelli poco comuni e anzi spesso decisamente rari, che nidificano direttamente al terreno, tra la vegetazione erbacea, oppure nei cespugli.

Piante

Anfibi

Invertebrati

Mammiferi

Pesci

Rettili

Uccelli

  1. Luisa
    26 agosto 2010 a 14:51 | #1

    Che belle notizie utili per esporle a chi non ha mai visto questi luoghi

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