Orrido degli Schiocchi del Secchia
Gli Schiocchi dell’alta Valle del Secchia
La cosi detta “Gola degli Schiocchi del Secchia”, costituisce il punto di maggior suggestione e bellezza paesaggistica dell’intero tracciato alto-montano della Strada Statale n.63; in questo punto l’antica “Strada Nazionale” (realizzata dal Duca d’Este nel 1833), si snoda per centinaia di metri su strapiombanti cigli rocciosi in cui il Fiume Secchia con opera millenaria ha profondamente tagliato le spettacolari stratificazioni di arenaria che affiorano in tale zona. Tutta l’area e ammantata da un folto mantello arboreo che fa da sfondo alle più alte vette dell’Appennino in un equilibrato e mirabile assetto paesaggistico, che da sempre e stato celebrato da i più rinomati “viaggiatori storici” della Montagna Tosco-Emiliana. Per queste sue caratteristiche gli “Schiocchi del Secchia”, costituiscono
un autentico monumento geologico reso ancor più mirabile dal suo corredo di testimonianze storiche ed artistiche: nelle immediate adiacenze degli “Schiocchi” e infatti situato l’antico borgo di Cerreto Alpi, citato in documenti del IX secolo, Maestà murarie sei/settecentesche, edifici ottocenteschi di epoca ducale ed altri fabbricati di interesse storico-culturale fanno da compendio alla spettacolare Gola degli Schiocchi.
Il fiume
L’azione modificatrice delle acque si realizza mediante l’erosione, il trasporto e la sedimentazione di materiale roccioso. Nei punti in cui è maggiore l’energia della corrente, il corso d’acqua scava il proprio alveo nella roccia. Il fiume Secchia scorre tra bancate rocciose di arenaria, incidendole, modellandole e provocando il distacco di alcuni grossi frammenti.
La vegetazione
La vegetazione riparia caratterizza le rive dei corsi d’acqua: sulle alluvioni, nelle anse e sulle sponde degli alvei torrentizi si possono formare boschetti costituiti da ontano bianco, salice rosso e salice a foglie lanose. Queste formazioni possono essere distrutte dalle piene ma, grazie alla loro crescita rapida, alla diffusione in acqua dei semi e alla loro capacità di propagazione vegetative (talea), nel giro di pochi anni possono colonizzare i detriti di copertura più recente e ricostruire piccoli boschi.
Nelle pareti rocciose, crescono una innumerevole tipologia di piante che fanno di questo luogo un serbatoio di biodiversità, fra le più rare e o pregiate: castagno selvatico, maggiociondolo, acaccia, cerro, pungitopo. Ma anche fiori come: il giglio, le orchidee, e spezie come l’origano.
La goemorfologia
L’aspetto del paesaggio è il risultato sia dei processi che lo hanno modellato e che lo modificano incessantemente. I versanti formati da rocce tenaci e resistenti come le arenarie si modellano lentamente e sostengono anche pareti ripidissime e verticali. Esempi spettacolari di questa morfologia sono gli “schiocchi” del Secchia, dell’Ozola e del Riarbero.
Cessato il modellamento glaciale, l’erosione fluviale ha prodotto vere e proprie forre, profonde incisioni nella roccia che superano il centinaio di metri di altezza.
La fauna ittica
Le acque limpide, fredde e ricche di ossigeno dei tratti iniziali dei corsi d’acqua sono l’ambiente ideale della trota, il vairone e il barbo. Riconoscibile per la presenza sui fianchi di macchie rosse circondate da un alone chiaro, la trota fario è un attivo predatore.
Avannotti, invertebrati, piccoli pesci e larve di anfibi costituiscono le sue prede abituali. In alcuni torrenti, ruscelli e laghi del Parco è presente il gambero di fiume: specie indicatrice di una buona qualità delle acque, non risulta facilmente osservabile.
Il Sentiero
“Nelle pareti rocciose degli Schiocchi nidifica l’aquila reale, nelle acque del Secchia le lontre danno la caccia alle trote.”
lo scorrere delle acque del Secchia in millenni hanno eroso gli strati di roccia arenaria originando un canyon suggestivo con, al suo interno, cascate, rapide, correntine e profonde pozze.
Il nuovo sentiero percorre uno dei tratti più suggestivi e selvaggi dell’Appennino settentrionale: attraversa la parte alta degli Schiocchi del Secchia. Si parte dall’antico mulino di Cerreto Alpi,
lungo una traccia ripulita e a tratti scalinata, che si affaccia talvolta sulla gola detta “Orrido degli Schiocchi”. Si lasciano a dx tre radure-belvedere sporgenti, dalle quali è possibile osservare il fondo del canyon, mentre alcuni tratti sono ricavati sotto le alte pareti di arenaria. Il percorso è spettacolare, ma da evitare con il terreno bagnato e in presenza di vertigini. Occorre anche evitare di soffermarsi presso i tre canaloni che si attraversano al di sotto della Statale: nonostante le campagne di pulizia dai rifiuti è sempre possibile che ancora qualcuno si sbarazzi di pesanti oggetti buttandoli dalla strada, è successo purtroppo anche di recente. L’ultimo dei canaloni è attrezzato con una scaletta di pali orizzontali in castagno fissati sulla roccia, poi si supera dall’alto la gola degli Schiocchi, seguendo il tracciato dello storico acquedotto della Gabellina. Cessata la salita si inizia a scendere, sfiorando ancora la SS 63 presso il grosso edifico quadrato del Piagneto 877 m, costruito come osteria e ricovero nel 1810 durante la costruzione della strada.
Seguendo il sentiero si scende verso il fondo del fiume, in periodi di bassa portata si può attraversarlo in un “guado” e così raggiungere l’antica strada per la Lunigiana, attraversare i castagneti del “Bosco”, di “Canapogrin” dove sono ancora presenti diversi “metati” essiccatori di castagne un tempo molto importanti per l’economia del territorio. Proseguendo sulla strada denominata della “Perdera” si raggiunge la sommità delle pareti di arenaria, e si scende poi di nuovo per raggiungere l’abitato di Cerreto Alpi.

è un luogo meraviglioso da non perdere, parteciperemo sicuramente all’escursione organizzata per il 21 Giugno, grazie ai Briganti.
La descrizione del percorso è molto interessante,parteciperò anchio all’escursione del 21 Giugno,ma sopratutto spero di assaggiare la “ricotta” alla manifestazione della “Transumanza”.